Puntata 3: Il bivio

Nelle puntate precedenti: un bambino che si allena da solo, un panino mangiato a pochi metri dagli altri, una barca trascinata a nuoto fino a riva in un giorno di dicembre, e una porta che si chiude: i Laser troppo grandi per il suo fisico.

In altura ebbi la fortuna di incontrare l’ingegner Francesco Fulci e il dottor Franco Badessa. Con loro vinsi importanti regate della vela siciliana nella categoria Gran Crociera.

A 18 anni diventai istruttore del circolo.

Mi tornò in mente tutto: i panini mangiati da solo, il gommone degli altri, io un po’ più in là. Mi impegnai. Dopo i corsi estivi, trasmettendo ai più piccoli la mia passione, riuscii a creare la prima squadra agonistica milazzese, composta da sei bambini. Finalmente potevo dare ai giovani velisti milazzesi quello che a me era mancato durante le regate: un istruttore e dei compagni accanto.

Con l’aiuto, ancora una volta, del presidente Bonaccorsi, giravamo tutta la Sicilia con il carrello e il gommone, portando quei bambini nelle regate dove ero cresciuto io. Questa volta il gommone era il mio. E nessuno di loro sarebbe rimasto un po’ più in là, da solo.

C’era però un limite: senza il titolo di istruttore FIV non potevo esercitare fino in fondo. Mi iscrissi al corso istruttori FIV di Messina.

Fui bocciato.

I motivi preferisco lasciarli fuori da questa storia. Non mollai. Restai in attesa dell’uscita di un altro corso.

Fu in quell’attesa che arrivò una proposta: il circolo velico di Crotone cercava un istruttore. Dopo il colloquio mi confermarono che avrebbero avuto il piacere di cominciare quel percorso insieme. Tornai a casa, in Sicilia per fare la valigia. E proprio in quei giorni arrivò un’altra chiamata, da una società di ingegneria che opera dentro le raffinerie.

Il bivio.

Da una parte la mia passione. Dall’altra un lavoro stabile, con possibilità di crescita più concrete. Dovevo scegliere.

Scelsi la società di ingegneria. Con la testa. Il cuore, intanto, restava in mare.

Mi trasferii a Siracusa, dove vissi circa quattro anni, e poi la stessa società mi trasferì a Milazzo. Quel lavoro mi lasciava liberi i fine settimana per le regate locali, ma non mi permetteva di coltivare la passione fino in fondo.

Passarono gli anni. Nel 2016 partecipai al concorso di A2A, una grande società elettrica, e dopo due anni arrivò la chiamata. Entrai come operatore d’impianto, e dopo altri due anni, tramite concorsi interni, passai a conduttore d’impianto in sala controllo. Da bambino ero in plancia, a guardare le isole. Ora sorvegliavo un impianto da una sala controllo. Come mio padre, ufficiale di macchina.

E c’era una novità che cambiava tutto: lavorare a turni mi lasciava più spazio per la vela. Ancora oggi mi permette di dedicarmi al mare e alla mia passione.

Così, in mare, arrivarono le barche di armatori più importanti, nuovi obiettivi, i podi a livello nazionale e internazionale.

Sono passati più di venticinque anni da quel primo Optimist. Quel bambino con la testa piena di leggende ha costruito, miglio dopo miglio, un percorso di esperienza che lo ha portato a risultati importanti. L’ultimo, per ora, è del novembre 2025.

Si chiama Marina Militare Nastro Rosa – Il Veloce. È una regata offshore che circumnaviga l’Italia da Genova a Venezia: 1.492 miglia in navigazione non stop, in coppia, su Figaro 3, la più lunga del Mediterraneo. Quel numero richiama l’anno in cui fu scoperta l’America.

Per entrare in quella flotta bisognava prima guadagnarselo. Due giorni di qualifiche contro una trentina di equipaggi internazionali, e solo dieci avrebbero preso il via.

Il nostro team si chiamava Gli Isolani, perché eravamo in due e arrivavamo da due isole: io, siciliano, e il sardo Fabrizio Carboni, per tutti Fabri. Sicilia e Sardegna, le due isole più grandi del Mediterraneo, sulla stessa barca. E io, che da bambino guardavo le isole dalla plancia di un aliscafo, ora ero un isolano su un Figaro, in mezzo al mare.

La mattina della partenza mi svegliai con la febbre a 39.

Continua nella prossima puntata. 1.492 miglia, dieci equipaggi, una febbre a 39 e una notte nera nell’Adriatico.

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Puntata 2: Un panino a pochi metri di distanza